Intelligenza Artificiale

Arte Artificiale.

Il 5 Aprile del 2016 ad Amsterdam, di fronte a una folla di curatori e appassionati d’arte, è stato svelato il primo Rembrandt-Non-Rembrandt. Un ritratto di un uomo, leggermente di profilo con un largo cappello nero che gli ingombra il vis, due profondi occhi scuri e un pizzo biondi che poggia appena su un largo collare in pizzo bianco. Il ritratto ha tutte le caratteristiche dello stile tipico del pittore olandese. Tuttavia, quel ritratto non è stato fatto da Rembrandt ma da un suo clone virtuale.

Tutto ha inizio qualche anno prima quando un gruppo di ricercatori alla Microsoft e alla Delft University of Technology, sono dell’idea di avere abbastanza dati per permettere a un algoritmo di imparare a dipingere come Rembrandt. Come racconta Marcus Du Sautoy ne “Il codice della creatività”, Ron Augustus, lo specialista della Microsoft che aveva lavorato sul progetto, era convinto che Rembrandt stesso avrebbe approvato il loro tentativo: «Stiamo usando la tecnologia e i dati come Rembrandt usava i suoi colori e i suoi pennelli per creare qualcosa di nuovo». Il team ha studiato in tutto 346 dipinti, creando 150 gigabyte di immagini digitalizzate da analizzare. I dati raccolti includevano l’individuazione di cose come il sesso, l’età e la direzione della testa dei soggetti di Rembrandt, nonché un’analisi più geometrica di vari punti chiave dei volti.

Il progetto ha fin da subito una eco globale, su Twitter si contano più di dieci milioni di menzioni su Twitter nei primi giorni dell’esposizione. Ed effettivamente l’opera realizzata dalla macchina è notevole, tanto che a un primo sguardo è facile scambiarla per un vero Rembrandt. Tuttavia il progetto viene ferocemente bocciato dalla critica di settore.

Sul Guardian, Jonathan Jones scrive: «Che spregevole prodotto della nostra strana epoca, in cui i migliori cervelli si dedicano alle “sfide” più stupide, la tecnologia viene usata per cose per cui non andrebbe mai usata e tutti si sentono obbligati ad applaudire i risultati senz’anima per la riverenza che abbiamo verso tutto ciò che è digitale.» Per poi aggiungere: «Solo vivendo la vita di Rembrandt qualcuno o qualcosa potrebbe sperare di creare l’arte di Rembrandt. Come può un computer replicare l’umanità del ritratto di Rembrandt della sua amante Hendrickje Stoffels? Dovrebbe prima andare a letto con lei. Dovrebbe anche sperimentare la peste, la povertà, la vecchiaia e tutte le altre esperienze umane che rendono Rembrandt ciò che era e la sua arte ciò che è.»

Tutto questo accadeva sei anni fa. Da allora l’Intelligenza Artificiale sta facendo passi da giganti. Anche nell’ambito della creatività. Oggi i robot sono in grado di scrivere brevi romanzi, sceneggiature di film, articoli, testi pubblicitari e persino barzellette.

Sono inoltre in grado di comporre musica e canzoni (come l’orecchiabile e dalle influenze Beatles “Daddy’s car”, sempre del 2016), o generare immagini e opere d’arte.

Non è da escludere dunque che quello che è successo con Rembrandt, succeda un domani con molti altri artisti. Essere riportati in vita da altererò virtuali capaci di generare nuove opere in pochi secondi. In un futuro, neanche tanto remoto, potrebbe esserci un Picasso virtuale che sforna migliaia di quadri o disegni ogni anno. E magari avranno anche un mercato o qualcuno potrebbe scambiarli per opere originali. Possibile, probabile direi. Già adesso, in pochi secondi con DALL-E si possono generare migliaia di illustrazioni “alla Picasso”, come queste che ci siamo divertiti a fare in Oblique:

Quello che però è altrettanto probabile è che una macchina, per quanto intelligente e sofisticata, non sarà mai in grado di vivere la vita di Picasso e quindi vivere tutte quelle esperienze drammatiche, profonde ed eccitanti che hanno portato alla nascita di capolavori come Guernica.

Una macchina può riprodurre un’opera di Picasso come Guernica, ma non potrà mai vivere le esperienze che hanno portato all’ideazione a alla creazione di Guernica.

E la differenza tra un artista reale e un artista virtuale starà proprio in questo: vivere una vita da artista e non solo produrre opere come un artista. Quello che farà veramente la differenza sarà il concetto, l’idea e il percorso che porterà a un’opera e non l’opera in sé. Oggi nell’arte contemporanea è già così. Ma più l’arte sarà artificiale e riproducibile, più il valore aggiunto sarà dato da quello che l’opera rappresenta. La sua storia, la sua vita.

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